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Una magia chiamata saba PDF Stampa E-mail
Giorgio Menna racconta il suo primo incontro con la saba, ritrovata e riproposta dallo Chef Gianfranco Vissani in una sua ricetta. Un nettare antichissimo che viene degustato in esclusiva negli Itinerari ENOGA’ dell’Isola del Gusto.

Il mio incontro con la saba è avvenuto qualche anno fa, atteraverso la lettura di una straordinaria storia raccontata da Nerino Rossi: "La neve nel bicchiere". La lessi, la prima volta, tutta d’un fiato. Ricordo di avere anche pianto, vivendo attraverso quei racconti, atmosfere, sensazioni profumi, che sentivo – e sento tuttora - , vicinissime alla mia cultura di vita.
“La neve nel bicchiere” divenne, da lì a poco, un film di Florestano Vancini, che riuscì magistralmente a rendere tutto vero: il lavoro massacrante degli scariolanti, la tragedia della Grande Guerra, la politica che si appropriava delle coscienze operaie e contadine, la famiglia patriarcale, con le proprie regole, i sogni ed i progetti di una generazione a cui nulla poteva aspirare se non, lavorare in condizioni spaventose.
Una delle scene più commoventi fu proprio quella che diede il titolo sia al libro che al film “La neve nel bicchiere”. Una gioia, quella della saba, consumata e gustata lentamente, tra il focolare acceso ed il silenzio irreale di una campagna sconfinata ed addormentata.

Poche gocce di quel nettare, custodito quasi sempre nella vetrina dell’unico mobile delle grandi cucine rurali. Mescolato alla neve appena caduta, formava un gelato, un alimento povero, come chi lo mangiava, ma straordinariamente buono.
Fu quello il mio primo approccio alla saba, che successivamente destò in me un particolare interesse per questo prodotto stimolandone la mia ricerca. Questo nettare è ottenuto dalla cottura del mosto d’uva trebbiano, pignoletto, montuni o barbera, non ancora fermentato. Prima delle 24 ore successive alla pigiatura dell’uva, il mosto  viene riposto in antichi paioli di rame e bollito per oltre 16 ore consecutive a fuoco lento e diretto alimentato a legna.
Questa pratica viene svolta possibilmente di notte, un po’ per la magia che le stelle contribuiscono a creare, ma soprattutto per un motivo pratico: nelle ore notturne, le api e le vespe sono radunate e difficilmente verranno attirate dagli odori prodotti dalla cottura.
La saba o sapa veniva già prodotta dagli antichi greci, così come dagli antichi romani che se ne servivano per insaporire vari cibi. Ludovico Ariosto, maggior poeta del Cinquecento, lasciava scritto: “in casa mia mi fa meglio una rapa ch’io c’oco, e cotta s’uno stecco inforco e mando e spargo poi d’aceto  e sapa”. La “magia” della saba è stata tramandata a noi dal mondo contadino che la  utilizzava come unico dolcificante.

La saba, dolce sapore antico, nettare mobilissimo, prodotto dalla sapiente mano dell’uomo con la complicità della natura.  
     

Alcuni consigli per degustarla

 

La saba può essere consumata a cucchiaio, per attenuare i bruciori di stomaco. Per le pelli più delicate preparare un composto di acqua tiepida, menta piperita e saba, mescolare gli ingredienti tra loro. Porre il tutto cospargendolo sul viso, tenere l’impacco per 20 minuti. La pelle risulterà liscia, nutrita e visibilmente luminosa.

La saba può essere accompagnata con tutti i formaggi stagionati, tagliati a fetta grossa o in scaglia. Degustata con il Parmigiano Reggiano, offre il meglio delle sensazioni per il palato.

Ricotta fresca lavorata possibilmente con panna servita in piccole ciotole e condita con saba appena calda, ne scaturisce un dessert originale e gustoso.

Polenta, saba e panna da cucina.

Saba e ghiaccio tritato: ecco una splendida granita.

Latte ghiaccio e saba, si monta il tutto ed è pronto un sostanzioso frappè.

Saba e latte caldo, è un ottimo coadiuvante per il mal di gola e per i malanni da raffreddamento.

Saba e tè freddo, d’estate, dopo l’acqua, è il rimedio migliore contro la sete.

Saba e camomilla di campo concilia il sonno ed è un buon rilassante.

Saba e miele consumati al mattino su fette biscottate diviene un ottimo ricostituente.

   

 Ricetta tratta da “LA TRADIZIONE REGIONALE NELLA CUCINA DI VISSANI”

Tortino di ravioli di carciofi e saba rivestito di cavolfiori e vinacce con salsa di parmigiano e saba

Ingredienti per 4 persone:
 
3 carciofi
400 g di cavolfiori
80 cl di saba§
200 g di pasta all’uovo
180 g di parmigiano
50 g di vinacce
20 g di scalogno tritato
1 foglia di alloro
1 spicchio di agli
oolio extravergine di oliva
brodo vegetale
sale, pepe

Pulite i cavolfiori e fateli cuocere a vapore mantenendoli ben al dente. Imburrate gli stampini e foderate il fondo con le vinacce e i lati con i cavolfiori tagliati a fettine sottili.Preparate il ripieno per i ravioli procedendo come segue:sminuzzate i carciofi, impastateli con 40 centilitri di saba e un po’ di parmigiano poi aggiustate di sapore e omogeneizzate il composto. Stendete la pasta all’uovo, adagiate il ripieno suddiviso in bocconcini a distanza regolare cospargendo metà della sfoglia, ripiegate la pasta su se stessa e con una rotella tagliate i ravioli. Sbollentateli in acqua salata e mantecate in padella con un filo d’olio, cavolfiori a dadini e una spolverata di parmigiano, poi metteteli negli stampini individuali.Per la salsa preparate un fondo con olio, scalogno, alloro e aglio, fate andare per qualche istante, poi aggiungete il parmigiano ed un mestolo do brodo vegetale. Quando il parmigiano è completamente sciolto togliete dal fornello, aggiungete la saba, togliete l’alloro e l’aglio, passate tutto al setaccio e poi filtrate col colino, aggiustando di densità e di sapore se necessario.Versate la salsa a specchio e adagiate al centro del piatto lo sformato di ravioli. Decorate con una pioggia di concassé di pomodoro e completate con un filo d’olio.  


La Saba

 

Poesia dedicata a Nerino Rossi

 

Suono antico

Filo conduttore di un passato malconcio

Da odiare e cacciare

Neve che cade in un silenzio irreale,

suoni lontani, calore vissuto in solitudine,

rumore familiare, il rombo di un motore,

il fuoco che ritorna, odore intenso che risveglia immagini e parole

la parte peggiore che si dissolve,

la purezza che nasce pronta per essere consumata

filo conduttore per non dimenticare…

oggi circondati da tutto, ma vogliosi di rincontrarci nei silenzi

della neve che cade.

 

Giorgio Menna